Quello che abbiamo sempre cercato di ottenere dalla amministrazione, chiedendolo continuamente, è la trasparenza, anche in virtù di quel concetto della “casa di vetro” evidenziata dal Comandante Generale dei Carabinieri nel suo discorso di insediamento. Questo perché solo attraverso una chiara comunicazione, scevra da burocratismi nebulosi che danno il fianco a interpretazioni diverse, si tolgono quei dubbi che sono alimentati sia da una confusione comunicativa che dal non chiarire definitivamente ed esplicitamente quale siano le procedure e le eventuali scelte adottate o in attuazione.

Il caso del vaccino Astrazeneca (ora denominato Vaxzevria) ha visto limitazioni inziali sulle somministrazioni fino ai 55 anni, poi ai 65, poi agli 80, e da alcuni giorni viene raccomandato solo oltre i 60 (55 anni in Francia, dove è di poche ore fa la notizia che per le secondi dosi saranno utilizzate altri vaccini). Una continua trasformazione decisionale che gonfia il partito dei negazionisti ma che crea anche dubbi legittimi da parte di chi ha deciso di vaccinarsi per proteggere sé stesso e chi gli sta intorno.

Lasciando da parte il mondo civile, la sanità militare, in una comunicazione ufficiale emessa ieri 8 aprile, ha ribadito nel primo capoverso che Vaxzevria non è raccomandato sotto i 60 e poi nella parte finale ha comunque detto che la campagna deve proseguire senza interruzioni. La solita chiarezza oscura: ci vuole così tanto a scrivere se il vaccino Vaxzrevia deve essere o meno somministrato sotto i 60 anni? Se esiste la possibilità di rifiutare Vaxzrevia e fare un altro tipo di vaccino? Se sia garantito questo diritto ai Militari?

Il Ministero dell’Interno invece, come è di sua abitudine, fornendo una informazione completa includendo dati scientifici e numerici sulla situazione attuale interna, ha sconsigliato l’utilizzo sotto i 60 anni, indicando nessuna controindicazione per chi deve ricevere la seconda dose, mentre il centro navale della Guardia di Finanza, anticipando le richieste dei propri militari e in un’ottica di salvaguardia della salute dei dipendenti, ha messo a disposizione una profilassi medica gratuita per stabilire, attraverso analisi specifiche, se si possiedono delle condizioni mediche che indichino la non idoneità alla somministrazione di Astrozeneca (prime o seconde dosi che siano).

Il Nuovo Sindacato Carabinieri (#ilsindacatodelcarabiniere) ha scritto e chiesto di  nuovo al Comando Generale Arma dei Carabinieri di fornire in tempo reale e in forma completa come voglia procedere in base ai cambiamenti provocati dalle nuove decisioni delle autorità sanitarie, quale sia la situazione vaccinale sui numeri, sulle percentuali e sulle tipologie di vaccino somministrato che, al di là del personale sanitario o di Carabinieri che abbiano particolari patologie, dovrebbe essere stato proprio per tutti  Astrazeneca, protagonista negativo di questa informazione confusa e incerta. Abbiamo chiesto inoltre di avviare quanto prima la possibilità di fare controlli medici pre-vaccino, non solo su eventuali problemi di coagulazione del sangue e di probabili formazioni di trombi, ma anche sul controllo dell’efficacia della prima dose somministrata e della copertura immunologica (anche dei Colleghi già contagiati) attraverso test per rilevare gli anticorpi IgG e in grado di verificare la risposta immunitaria anti-Covid19 di ogni militare.

I Carabinieri della territoriale, quelli della brigata mobile, dei reparti speciali, quelli che sono negli uffici, in strada o meno, a disposizione dei Cittadini che continuano a rivolgersi a Noi, oggi più che mai, vogliono disposizioni chiare non da comunicazioni nebulosamente burocratiche di qualche sovrastruttura. Vogliono che il loro Comandante Generale dica chiaramente cosa devono fare con la seconda dose del vaccino, se avranno la possibilità di fare analisi e test per verificare la compatibilità con i vaccini sotto esame, se hanno diritto a rifiutarlo e a chiederne uno diverso.

Un paio di giorni fa il Generale Luzi ha parlato della necessità del senso di appartenenza. Bene, se facessimo un sondaggio tra i Carabinieri (quelli che sono il motore dell’Arma e delle Comunità) si scoprirebbe che il senso di appartenenza sta scemando da diverso tempo, che la sensazione invece è di appartenere a una parte (la quasi totalità) dell’Arma che non ha le stesse attenzioni della minoranza che dice che va tutto bene e non affronta le criticità che gli vengono rappresentate sia direttamente e gerarchicamente, che spesso non ricevono mai risposte, che da una vera parte terza rappresentata da quei sindacati che hanno capito che il loro posto non è di fianco al padrone del vapore (aiutandone la confusione) ma di fronte allo stesso e di fianco ai Colleghi, per creare quella rete di solidarietà che deve garantire i diritti e anche la salute di ogni Carabiniere, che deve combattere discrezionalità e prevaricazioni.

Solo lei, Generale Luzi, può fare qualcosa per rifondare il senso di appartenenza e nutrirlo. Parte tutto da Lei, dia un segnale di vera comunicazione e di ascolto, tolga quel rumore che distorce la realtà.

La casa di vetro che lei ha giustamente citato deve essere pulita e resa veramente trasparente tutti i giorni. Ci dica quello cosa sta disponendo per la tutela sanitaria contro questa maledetta pandemia, contribuirebbe a mantenere la serenità necessaria per affrontare tempi non semplici, per tutti.

Per tutto questo e per qualsiasi altra necessità, il Nuovo Sindacato Carabinieri è a disposizione per rappresentarle, da parte terza, le criticità che raccogliamo da tutti i Colleghi. Per lavorare insieme e rifondare il senso di appartenenza che giustamente Lei ha messo alla base di qualsiasi società. Siamo qui.

10 Aprile 2021.

Roberto Di Stefano

Nuovo Sindacato Carabinieri

#ilsindacatodelcarabiniere

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