Lettera al Ministro della Difesa

Questo Sindacato porta all’attenzione di Codesto Ministero la situazione riguardante il personale in servizio presso l’Organizzazione Territoriale dell’Arma dei Carabinieri. Non si può pensare ai cittadini in uniforme non tenendo conto che molti di loro, uomini e donne, compongono dei nuclei familiari con prole; nondimeno, negli ultimi anni sono diventate sempre più numerose le famiglie nelle quali marito e moglie vestono entrambi l’uniforme, prestando servizio lontani dalle famiglie di origine, senza quindi l’aiuto dei nonni, con figli molto piccoli o in età scolare.

Non poter garantire a queste famiglie di organizzare concretamente la vita familiare per fronteggiare l’emergenza coronavirus significa inequivocabilmente, di conseguenza, non metterli nelle condizioni di adempiere pienamente ai loro doveri, costringendoli di fatto a cercare delle alternative che potrebbero incidere sull’equilibrio organizzativo dei Reparti di appartenenza

L’organizzazione dell’Arma territoriale, capillarmente distribuita sul territorio e caratterizzata per il suo servizio di prossimità al cittadino, non può per sua natura essere svolta in Smart working, salvo incarichi di ufficio come per esempio quelli di addetto ai nuclei comando di Compagnia. Per chi svolge l’attività lavorativa esclusivamente in ufficio, a nostro avviso, potrebbe essere valutata la possibilità di permettergli di lavorare in modalità di remoto. Invece, le Stazioni Carabinieri e in generale coloro che operano in prima linea sul territorio non possono permettersi di rischiare di chiudere.

Senza dubbio, per risolvere la problematica delle assenze dovute ai problemi di gestione familiare, è necessaria la giusta sensibilità dei Comandanti e dei Responsabili dei Reparti, a tutti i livelli, nell’organizzare i turni anche su base bisettimanale, tenendo conto delle esigenze familiari dei propri collaboratori. Ciononostante, molti militari ad oggi hanno già beneficiato dei 15 giorni di congedo parentale al 50% previsti dal decreto Cura Italia e non possiamo non evidenziare che molti di loro sono stati intanto costretti a fruire di altre tipologie di licenze – ovvero dei loro giorni di ferie – per fronteggiare le problematiche di gestione familiare sorte a seguito della chiusura delle scuole. Questa problematica ha riguardato molti Carabinieri, in particolare le “mamme in uniforme”, chi ha il coniuge impiegato nel settore sanitario, coloro che usufruiscono dei permessi lavorativi connessi alla legge 104.

Alla luce di quanto sopra descritto, riteniamo opportuno suggerire a Codesto Ministero di valutare l’opportunità, per il personale dell’Arma dei Carabinieri, di estendere i giorni di congedo parentale a entrambi i genitori in uniforme, da fruire alternativamente tra loro, almeno per tutto il periodo di chiusura delle scuole. Altresì, di sensibilizzare i Comandanti ed i Responsabili dei Reparti per garantire concretamente l’alternanza dei turni tra i genitori.

Si evidenzia inoltre l’importanza di estendere per i prossimi mesi quanto già previsto per i beneficiari dei permessi lavorativi della legge 104.

I Carabinieri non possono e non vogliono “non esserci”: programmare con la giusta intelligenza le assenze consentirà di mantenere loro la giusta serenità, garantirà l’espletamento del servizio d’istituto ed eviterà il ricorrere ad altri tipi di assenze che finirebbero per minare l’organizzazione dei Reparti.  Di conseguenza, sarà garantito l’obiettivo principe dell’Arma dei Carabinieri, ovvero la sicurezza dei cittadini.

Infine, si ribadisce la necessità che il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri garantisca l’effettiva esecuzione delle direttive emanate evitando il più possibile interpretazioni divergenti da parte dei vari Comandanti di Legione/Provinciali, garantendo così quell’assetto militare che assicura il mantenimento di una indispensabile linea comune a tutta l’Istituzione.

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