Dal giuramento (modernizzato) di Ippocrate:

“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione…”

Sorgono delle domande:

Ma i nostri Medici militari, nella direzione di Sanità, nelle varie infermerie, sono Medici o Ufficiali?

I Medici che hanno imposto ai Colleghi di tornare a lavorare sebbene forniti da certificati medici di quarantena imposti dai loro medici di base, sono Medici o Ufficiali?

I medici che non impongono la necessità di fornire qualsiasi strumento di protezione ai loro stessi Colleghi che sono sulla strada (DPI, tuta da OP per consentire un rapido lavaggio e sanificazione, adeguati sistemi di sanificazione degli ambienti, lasciati alle iniziative personali vista l’inadeguatezza del sistema) sono Medici o Ufficiali?

I medici che un paio di mesi fa hanno sospeso dal servizio dei colleghi perché il pronto soccorso ha diagnosticato, dopo un intervento con colluttazione, uno stato di agitazione e che non sospendono in questo momento tutti Noi che stiamo indubbiamente vivendo un periodo di stress (e di agitazione), sono Medici o Ufficiali che troppo spesso usano discrezionalità, che va contro ogni diritto?

Credo che le due cose non siano compatibili e inficiano sia il giuramento di Ippocrate sia una oggettiva prestazione professionale che deve essere unicamente svolta senza condizionamenti e con la massima indipendenza.

Sicuramente questa emergenza tragica ha evidenziato una impreparazione notevole in chi avrebbe dovuto prendere decisioni da leader e professionista, tirando fuori molte ipocrisie che però, in questo momento, mettono a rischio ogni Carabiniere che continua a esercitare la sua professione, facendogli capire quanto sia solo e in balia di interpretazioni capricciosamente feudali e illogiche.

Personalmente mi dispiace che ci sia voluta una tragedia, una pandemia, per far comprendere ai Carabinieri quanto siano soli e quanto ci sia il bisogno di organi di tutela terzi, indipendenti dal datore di lavoro, in grado di mettersi imparzialmente dalla parte dei diritti, nella unica ottica di migliorare l’Istituzione nel rispetto di tutti, fino all’ultimo Carabiniere, in grado di inchiodare le responsabilità degli Stati Maggiori e di tutti quei Comandanti che non hanno il coraggio di mettere da parte la protezione dei propri benefits, dei propri miraggi di carriera, che non hanno il coraggio di essere realmente dei Leader, per il quale sono profumatamente pagati.

Fare vero sindacato è non aver paura di evidenziare i problemi in tempo reale, non dopo una emergenza (sarebbe inutile), è evidenziare le responsabilità di chi ci comanda e deve tutelarci, è non fare richieste interessando altre entità istituzionali per non attaccare i diretti responsabili, nel solco di antiche, desuete e ipocrite filosofie rappresentative, che da tempo hanno rivelato il loro fallimento nel combattere le discrezionalità (a volte anche alimentandole…).

Noi ci stiamo provando e ogni giorno raccogliamo i segnali di disagio, di inosservanza delle tutele e del senso di confusione dei Colleghi, in strada o impiegati in altre attività, e ce ne facciamo carico.

Siamo a disposizione della nostra scala gerarchica; alcune regioni stanno già accettando e lavorando insieme a noi, comprendendo che questo sarà il futuro per le relazioni sindacali, legge o non legge.

Chi ignora quello che sta succedendo, quello che stiamo facendo, rimanendo ancorato ad anacronistiche filosofie, non fa bene a tutti Noi, alla Istituzione.

Crediamo in questo compito e lo porteremo avanti senza esitazioni, in trasparenza, dedizione, e totale disinteresse personalistico.

Roberto Di Stefano

Segretario Nazionale Nuovo Sindacato Carabinieri

Il Sindacato del Carabiniere

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